Improvvisazioni ed estemporizzazioni operistiche

Performance rossiniane e protoromantiche tra variazioni e cadenze inattese

Autori

  • Gianluca Bocchino

Abstract

L’improvvisazione e l’estemporizzazione nella prassi esecutiva tra la fine dell’Ottocento e l’inizio Novecento rappresentano l’ultima fioritura di una tradizione performativa fondata sulla libertà ornamentale e sulla co-creazione vocale. Il saggio analizza la persistenza e la trasformazione di tali pratiche nell’opera lirica, con particolare attenzione al repertorio rossiniano e protoromantico. Muovendo da una prospettiva storico-performativa e semiologica, l’indagine ricostruisce il passaggio dall’improvvisazione come norma esecutiva condivisa — basata su variazioni, cadenze e interventi estemporanei — alla sua progressiva marginalizzazione sotto l’egida della fedeltà al testo e della filologia novecentesca. L’esame incrociato di fonti trattatistiche, testimonianze d’epoca e prime registrazioni fonografiche mostra come la libertà ornamentale e la creatività interpretativa abbiano continuato a operare, spesso in forma sotterranea, come resistenza performativa alla fissazione del testo. Le figure di Giovanni Battista Velluti, Laure Cinti-Damoreau, Gemma Bellincioni e Adelina Patti delineano una genealogia vocale in cui la variazione si configura come dispositivo estetico e identitario. In questa prospettiva l’improvvisazione emerge non solo come prassi tecnica, ma come atto auratico e relazionale: una forma di conoscenza incarnata che ridefinisce il rapporto fra voce e scrittura, fra memoria e invenzione, trasformando la presenza scenica in esperienza conoscitiva.

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Pubblicato

2026-08-23