Written and Unwritten
Arrangements in Brahms’s Performances
Abstract
Attraverso la realizzazione e l’esecuzione pubblica di trascrizioni e arrangiamenti, Johannes Brahms entrò in dialogo con opere da lui ammirate e dimostrò come il virtuosismo potesse essere messo al servizio di una musica densa di contenuto e di valore artistico. Oltre a far conoscere brani ancora poco familiari al pubblico, si mise anche in relazione con opere del passato — appartenenti sia al repertorio pianistico sia ad altri ambiti — che stavano progressivamente entrando a far parte di un canone emergente. Un’attività, questa, che conserva una sorprendente attualità ancora oggi.
Nei concerti tenuti tra gli anni Cinquanta e Ottanta dell’Ottocento, Brahms presentò proprie versioni di opere di altri compositori, tra cui J. S. Bach, Beethoven, Gluck, Schubert, Chopin e Robert Schumann, oltre a una trascrizione solistica del movimento con variazioni dal suo Sestetto op. 18. Le cronache dell’epoca sottolineano le soluzioni inventive e spesso altamente virtuosistiche da lui adottate per restituire la struttura e la sonorità originaria delle composizioni, insieme a un approccio improvvisativo che dava al pubblico l’impressione di assistere, in tempo reale, allo svolgersi del suo processo creativo. Il fatto che Brahms non pubblicasse, e probabilmente nemmeno mettesse per iscritto, la maggior parte delle trascrizioni da lui eseguite, rafforza la percezione di queste interpretazioni come letture altamente personali e mutevoli di un compositore-pianista.
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