Direzione d’orchestra ed estemporaneità
Un tempo per improvvisare
Abstract
La figura del direttore moderno, tramite della volontà dell’autore e responsabile dell’interpretazione della sua opera, nasce con il consolidarsi del concetto di opera d’arte musicale e di repertorio. Secondo Deldevez (1878) il testo scritto deve essere interpretato fedelmente attraverso il sentiment del direttore: per Berlioz (1855) il direttore deve possedere qualcosa di ineffabile; Wagner (1869) lo raffigura quasi come un asceta. La direzione d’orchestra, allora come oggi, è espressione di controllo e sembra pertanto non contemplare l’improvvisazione.
Negli ultimi decenni, tuttavia, i performance studies hanno proposto come alternativa alla tradizionale analisi page-to-stage un approccio stage-to-page, in cui la performance è posta al centro dell’attenzione. La performance diviene così una negoziazione interrelazionale tra i musicisti coinvolti, assumendo una natura improvvisativa. L’orchestra instaura una relazione di mutua dipendenza, musicale e personale, sia al proprio interno sia con il direttore; tale relazione consente la creazione di un prodotto musicale unico. L’estemporaneità si realizza quando si verifica un’osmosi di informazioni tra podio e orchestrali: il rapporto di conoscenza e stima, secondo Cook, permette al direttore di improvvisare liberamente. Il confronto tra i video di prove di Sergiu Celibidache e Carlos Kleiber consente di analizzare due diverse modalità di improvvisazione del direttore. In conclusione, vengono considerati alcuni recenti sviluppi della professione direttoriale alla luce del rapporto con l’improvvisazione.
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