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La musica classica non è solo un patrimonio da conservare, ma una pratica viva che si rinnova nel tempo attraverso l’esperienza della performance. I saggi raccolti in questo volume esplorano la dimensione performativa come luogo privilegiato di tensione tra passato e presente, memoria e creazione, riannodando i fili tra composizione e improvvisazione e proponendo una visione della musica classica come pratica aperta e storicamente situata. Al centro del volume si colloca l’agire dei musicisti: la loro capacità di trasformare la tradizione in esperienza condivisa, di dare nuova forma al rapporto tra testo, gesto e ascolto, e di mostrare come i “classici” continuino a esistere solo attraverso il tempo instabile della performance.
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